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No, non è profumo di legno


 

Sappiamo davvero com'è l'odore del legno?

Probabilmente no.

Le note olfattive che riferiamo al legno non sono altro che l'odore della colla contenuta nel nostro mobile nuovo.

Risvegliamo la nostra consapevolezza e chiediamoci con quali sostanze sono assemblati gli elementi di cui siamo circondati e con quali materali sono stati creati i luoghi che abbiamo scelto come casa, in modo da scegliere consciamente i prodotti con cui avere a che fare ogni giorno e che aria respirare dentro alle nostre case.

Nel progettare gli oggetti e gli spazi possiamo scegliere di utilizzare materiali con emissioni nocive zero durante tutto il ciclo di vita.

Ad esempio, all'interno del nostro studio si utilizzano prevalentemente:

 

LEGNO CERTIFICATO

ARGILLA

CALCE

FIBRA DI LEGNO CERTIFICATA

CANAPA INDUSTRIALE

CANAPA TESSILE

KENAF

PIETRA CALCAREA

SUGHERO

SILICATO DI SODIO

PITTURE A CALCE

VETRO

SALGEMMA

VIMINI



Alcuni materiali, come il kenaf e la canapa, anzichè peggiorare, migliorano l'ambiente in cui compiono il loro ciclo di vita, dalla creazione alla dismissione: assorbono più anidride carbonica di qualsiasi altra specie coltivabile; depurano il suolo da sostanze tossiche e apportano notevoli quantità di ossigeno al terreno. Queste specie vegetali tollerano bene la siccità, la loro coltivazione non richiede l’uso di erbicidi e pesticidi e gli scarti del processo di estrazione della fibra sono riutilizzati come foraggio e combustibili ecologici.

Non tutti sanno, inoltre, che queste fibre vegetali, usate dall'uomo fin dall'antichità, sono ad oggi coltivate anche in Italia e vengono destinate sia al settore edile che a quello tessile.

I materiali naturali, se non inquinati da altre sostanze, sono riciclabili al 100%. Gli scarti e gli elementi di risulta sono classificabili come rifiuto speciale non pericoloso e possono essere riutilizzati sia per il riciclo, che per il riuso.

 

 

Qual è la differenza tra materiali naturali e materiali derivati da materie prime naturali?

 

Un materiale naturale è qualsiasi prodotto o materia fisica che proviene da piante, animali o terreno. Anche i minerali e i metalli che possono essere estratti da essi (senza ulteriori modifiche) sono considerati appartenenti a questa categoria (ci piace la definizione riportata ad oggi da Wikipedia di Materiale naturale, te ne consigliamo la lettura).

E' facile intuire che difficilmente si può trovare qualcosa nei nostri oggetti e nelle nostre abitazioni che sia riconducibile a un materiale che prelevato dal suo stato naturale e utilizzato così com'è per produrne un manufatto.
E' molto più facile che un materiale contenga derivati naturali (anche al 90- 100%) e sia quindi considerabile "naturale", ma nella specificità dei processi di lavorazione quel materiale avrà subito sottrazioni/addizioni di altre sostanze e/o cambi di stato che possono definirlo di origine naturale, forse completamente innocuo per l'uomo, ma non esattamente "naturale".

 

 

Come si scelgono un materiale o una sostanza da inserire nei nostri spazi?

 

Dovendo decidere di acquistare un materiale per le attività edilizie, come una pittura o un diluente, potremmo analizzare i componenti leggendo attentamente l'etichetta riportata sulla confezione. Ad esempio, come primo veloce controllo potremmo cercare la dicitura VOC (dall'ingleseVolatile Organic Compounds) o COV (dall'italiano composti organici volatili) presente sull'etichetta, questo non ci darà una panoramica esaustiva rispetto alla "naturalità" del prodotto che stiamo per portarci a casa, però entro certi limiti può informarci sui suoi componenti.

Con questa sigla si indicano i composti chimici formati da molecole dotate di una certa volatilità, le quali cioè alla temperatura di 20°C abbiano una pressione di vapore di 0,01 kPa o superiore.(L’UE nella direttiva 2004/42 sulla limitazione delle emissioni di composti organici volatili conseguenti all’uso di solventi in talune pitture e vernici, nonché in prodotti per la carrozzeria, recepita in Italia con il DLgs 161/06, definisce come COV “qualsiasi composto organico avente un punto di ebollizione iniziale pari o inferiore a 250°C misurato a una pressione standard di 101,3 kPa”).Per il mercato francese dal 1 gennaio 2012 sono divenute obbligatorie alcune prescrizioni relative all'etichettatura dei prodotti da costruzione, in base alle loro emissioni di sostanze organiche volatili nell'aria degli ambienti interni, questa classificazione funziona un po' come quella energetica, segnalando sull'etichetta il grado di "salubrità" del prodotto con una classifica discendente da A+ a C e può essere un ottimo aiuto durante l'acquisto.

Ricordiamo però che i COV sono classificati in più classi ed esistono anche tra i materiali naturali: composti biogenici, come gli oli essenziali vegetali, ad esempio, i quali, limitatamente alle allergie personali, non sono dannosi.

Una buona soluzione è invece, nel territorio italiano, fare riferimento alle certificazioni ANAB-ICEA, che dal 2004, tramite ICEA, istituto accreditato per la certificazione di prodotti biologici e naturali, permette la valorizzazione dei prodotti ecologici per costruzione e l'arredo. ANAB fornisce gli standard di prodotto, mentre ICEA effettua le attività di certificazione e le verifiche sui materiali e sui processi produttivi. Quando vediamo riportato sulla confezione dei prodotti il marchio ICEA che ne attesta la certificazione, possiamo stare sicuri di portarci a casa un prodotto non dannoso per la nostra salute.

 


A quali sostanze dovremmo fare particolarmente attenzione?

 

Alcuni COV, come il benzene e la formaldeide (aldeide fòrmica, nota come formalina o formolo) sono classificati dalla IARC (International Agency for Research on Cancer) come cancerogeni - Gruppo 1: cancerogeno accertato per l’uomo. L’OMS, nel documento Indoor Air Quality: Organic Pollutants, classifica i COV in 4 gruppi (molto volatili, volatili, semivolatili, materiale particellare) in base ai punti di ebollizione, con un limite inferiore tra 50-100°C e un limite superiore fra 240-260°C.

La maggior parte dei comuni materiali da costruzione, come le vernici, gli adesivi, le piastrelle sintetiche, emettono lentamente formaldeide in grado di irritare le mucose.

Anche il legno di produzione industriale e i laminati plastici su legno concorrono a queste emissioni dannose, con un intervallo tra 0,02 e 0,04 ppm.

Un'elevata umidità relativa e temperature elevate favoriscono una maggior vaporizzazione della formaldeide dei materiali legnosi: proviamo ora a pensare cosa potrebbe inalare chi ha appena acquistato un nuovo parquet in legno (trattato con sostanze dannose) durante la vita in casa di tutti i giorni, mentre mantiene acceso il riscaldamento radiante a pavimento.

 

 

Anche gli edifici si ammalano?

 

Una situazione come quella descritta sopra è molto più frequente di quanto si possa presumere: le persone trascorrono la maggior parte del loro tempo a casa o in un ufficio e l'esposizione a lungo termine ai COV in un ambiente interno può contribuire alla cosìdetta sindrome da edificio malato. Negli spazi in cui viviamo sia i nuovi arredi, che i rivestimenti murali, oltre che le apparecchiature tecnologiche e predisposte al riscaldamento per combustione possono liberare COV.

Un secondo passo avanti nella ricerca in merito è stato effettuato introducendo un metodo pratico ed economico per valutare il livello di inquinamento degli ambienti interni con il concetto di TVOC, che si riferisce alla concentrazione totale di VOC presenti contemporaneamente nell’aria, i cui livelli raccomandati considerati accettabili vanno da 0,6 a 1 mg/m3.

Molti potrebbero sostenere che una buona ventilazione e il condizionamento dell'aria interna siano condizioni sufficienti a ridurre le emissioni.

Noi pensiamo invece che la soluzione più logica per il benessere degli individui e dell'ambiente sia effettuare un cambiamento alla base: prima di tutto informare, poi sostituire determinati materiali da costruzione ed evolvere i metodi stessi di lavorazione, istruendo gli artigiani e gli operai che ogni giorno vivono in prima persona le condizioni descritte, eppure sono spesso decisamente restii a sostituire una colla tradizionale con una nuova.

Per quanto riguarda ciò che è già stato costruito esistono tecnologie in grado di misurare la qualità dell'aria in relazione ai COV e professionisti preparati possono offrire un buon supporto nell'attuare al meglio la diminuzione della concentrazione di queste sostanze negli ambienti interni, anche e soprattutto agendo con la ventilazione meccanica controllata (VMC).

E' una pratica che vi suggeriamo di attuare, perchè non stiamo scrivendo purtroppo solo di un cattivo abitare in termini di comfort e di aria interna, ma di gravi effetti sulla salute, dimostrati dagli studi effettuati su determinate malattie maligne (leucemie e linfomi maligni), che possono aumentare in caso di esposizione prolungata a COV nell'ambiente interno.

 

 

Quali materiali si utilizzano presso lo studio COKI.?

 

I materiali utilizzati nei prodotti sviluppati presso lo studio e nelle ristrutturazioni sono realizzati in Italia e provenienti da produzioni italiane, sono di origine naturale e non presentano sostanze che accertino la presenza di molecole dannose per la vita.

E' possibile che materiali con un certo indice positivo di VOC venga utilizzato a livello delle impermeabilizzazioni esterne, ma anche in questo caso sappiamo trovare un giusto compromesso tra prestazione e salubrità.

I materiali a cui più ci affidiamo si presentano generalmente come fibre di origine naturale o sintetica, tradizionalmente impiegate nel settore tessile. Le sostanze utilizzate per la loro creazione non compaiono nella Candidate List della Direttiva (REACh 1907/2006/CEE)*, cioè questi materiali non provocano irritazioni a contatto con la pelle e non sono dannosi per le vie respiratorie, in quanto non contengono prodotti chimici, nè particelle respirabili e inalabili, non emettono sostanze organiche volatili (VOC), nè formaldeide.

Per l'utilizzo di questi materiali non è dunque necessario adottare precauzioni di protezione per evitarne il contatto con gli organi umani, nè durante il ciclo produttivo, nè durante l'uso da parte del'utente finale (fermi restando i dispositivi di protezione individuale propri di ogni lavorazione di manipolazione e stoccaggio).

Utilizziamo lo stesso spirito quando creiamo i nostri prototipi di studio o i modellini per gli artigiani: solo materiali di scarto e, potendo, preferiamo carta, cartone, argilla e chiodi. Riduciamo al massimo l'utilizzo di collanti, sia nei prodotti finiti (che ne sono privi per concedervi di dividerli e gettare separatamente le parti), sia nel packaging.

 

 



Vuoi saperne di più?

Non allarmarti, approfondisci le tue conoscenze da te, oppure richiedi una consulenza adatta alle tue esigenze.

Ecco alcune informazioni utili a cui puoi accedere fin da ora:

*Candidate List della Direttiva (REACh 1907/2006/CEE): elenco di sostanze particolarmente preoccupanti per i rischi che possono provocare sulla salute umana, per saperne di più visita questo sito dell' EUROPEAN CHEMICALS AGENCY ECHA.

 

 

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Coki Barbieri, Rimini, Maggio 2018